La guerra delle sedi farmaceutiche: tutti parlano di pianta organica, ma il vero problema è il fatturato
- Avv Aldo Lucarelli
- 9 ore fa
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La pianta organica delle farmacie: il problema non è la zona ma la diseguaglianza economica, e lo scontro tra farmacisti é dietro l’angolo..
Chi frequenta il contenzioso amministrativo in materia di farmacie ha l’impressione che il terreno dello scontro sia sempre lo stesso: confini delle sedi, revisione della pianta organica, criteri demografici, accessibilità del servizio, discrezionalità dei Comuni.
In realtà, dietro gran parte di queste controversie si nasconde un problema diverso, del quale ad avviso di chi scrive si parla poco ma che rappresenta probabilmente la vera causa del conflitto:
la crescente disomogeneità della redditività tra le sedi farmaceutiche…
É sufficiente osservare quanto accaduto dopo il concorso straordinario del 2012. Farmacie assegnate nello stesso Comune, nate dalla medesima procedura e disciplinate dagli stessi criteri normativi, oggi sviluppano fatturati profondamente diversi…
Scaduti i tre anni, le sedi immesse sul mercato hanno generato profitti differenti, acutizzando quelle divergenze che in fase concorsuale erano solo ipotizzate, ovvero il fatturato dipende molto dalla posizione..
Se il fatturato della farmacia dipende molto (non sempre e non solamente e senza generalizzazioni) dalla zona, la zona a sua volta non dipende dalla bravura o acutezza del farmacista imprenditore ma dalla “sorte” del concorso o dalle “esigenze” del Comune.
Ecco quindi che alcune farmacie beneficiano della vicinanza a centri commerciali, poli sanitari, nuove aree residenziali o grandi parcheggi, altre invece operano in centri storici progressivamente svuotati, in quartieri periferici o in aree penalizzate dalla trasformazione urbana e dalle ZTL…
La domanda che ci si pone é se esista un meccanismo per perequare tali iniquità.. la risposta é no, o per lo meno non completamente!
I centri storici spopolati in favore di nuove zone di insediamento oppure vittime delle Ztl sono spesso il peso che grava sul fatturato delle farmacie anche perché non è, nella maggior parte dei casi, una questione di capacità imprenditoriale.
È la localizzazione della sede a determinare una parte rilevante della differenza economica..
Ma quale è il ruolo della pianta organica (zona) in tale complesso contesto? La domanda non vada confusa con la dizione di piante organica, quello che ci chiediamo é quale sia il ruolo della pianta organica e della sua revisione ✍️ in ottica di perequazione tra farmacisti..
La pianta organica nasce con una finalità precisa: garantire un’equa distribuzione del servizio farmaceutico sul territorio.
La legge n. 475 del 1968 e la successiva evoluzione normativa non sono state pensate per assicurare pari profitti ai farmacisti, ma per garantire ai cittadini un’accessibilità uniforme alla farmacia.
Un principio che la giurisprudenza amministrativa continua, correttamente, a ribadire.
Il nodo dictat dei Tar secondo cui l’interesse economico del farmacista é recessivo davanti alla organizzazione della pianta organica
Il problema è che quel modello fu concepito in un’Italia profondamente diversa, distante 50 anni da oggi e rimodulata in peggio nel 2012.
Negli anni Sessanta la popolazione residente rappresentava anche il principale indicatore della domanda di servizio. Oggi non è più così.
Capitali esterni, gruppi farmaceutici, e poi pendolarismo, flussi di traffico, turismo, poli ospedalieri, centri commerciali, mobilità quotidiana e profonde trasformazioni urbanistiche hanno modificato il valore economico delle farmacie nelle diverse aree cittadine, il tutto molto più rapidamente di quanto possa fare una pianificazione territoriale.
È così che il contenzioso sulla pianta organica finisce, spesso, per diventare il contenitore giuridico di un problema economico.. e non solo di un problema pubblicistico sulla distribuzione dei farmaci come invece vorrebbe la norma.
Formalmente si discute della delimitazione delle sedi. Sostanzialmente ci si scontra sulle quote di fatturato.
Ogni nuovo supermercato, ogni casa della comunità, ogni quartiere in espansione o nuova infrastruttura può spostare una parte significativa della domanda farmaceutica, rendendo improvvisamente molto più redditizia una sede rispetto a un’altra.
Certo é necessario fare delle distinzioni nel fatturato tra SSN, Sop otc dispositivi medici etc… ma, allora, il vero problema non è la pianta organica.
Il vero problema, ad avviso di chi scrive, è che continuiamo ad affidare a uno strumento urbanistico il compito di correggere squilibri che sono diventati prevalentemente economici ed imprenditoriali in una offerta che non ha correttivi di prezzo.
Ed è proprio qui che potrebbe aprirsi una riflessione.
Una parte importante del fatturato della farmacia deriva infatti dalla dispensazione dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale… da ciò deriva il cd “prezzo rigido”.
Si tratta di una remunerazione che non nasce dal libero mercato, ma dall’esercizio di una funzione pubblica affidata in concessione e finanziata con risorse pubbliche.
Il fatturato SSN, almeno sotto questo profilo, possiede una chiara matrice pubblicistica.

Se la pianta organica persegue il principio dell’accessibilità farmaceutica, ci si può domandare se sia coerente che proprio quella componente di remunerazione pubblica produca, all’interno dello stesso Comune o della stessa provincia, differenze economiche tanto marcate da alimentare la maggior parte del contenzioso.
Il riequilibrio non dovrebbe essere ricercato esclusivamente modificando i confini delle sedi.
.. e potrebbe essere affiancato da strumenti di perequazione economica riferiti alla sola componente pubblicistica della remunerazione.
Si potrebbe immaginare, ad esempio, un fondo perequativo provinciale alimentato da un contributo applicato alla quota di fatturato SSN eccedente una determinata soglia media, destinando tali risorse alle farmacie che garantiscono il servizio in sedi strutturalmente meno redditizie.
Non si tratterebbe di redistribuire il profitto d’impresa, né di imitare il sistema delle farmacie sussidiate, né di limitare la concorrenza.
Le differenze derivanti dall’attività commerciale, dai servizi offerti e dalla capacità imprenditoriale resterebbero integralmente affidate al mercato.
Il riequilibrio riguarderebbe soltanto la remunerazione di una funzione pubblica organizzata attraverso la pianificazione territoriale.
Naturalmente questa non vuole essere una proposta di riforma né tantomeno una soluzione definitiva.
È soltanto una riflessione maturata dopo aver assistito, negli anni, numerosi farmacisti ed Enti coinvolti in contenziosi sulla pianta organica delle farmacie.
Cause che, almeno formalmente, riguardano solo la pianificazione territoriale e l’accessibilità al farmaco ma che, nella sostanza, sembrano spesso nascondere un problema maggiore e diverso
ovvero la crescente e talvolta ingiustificata diseguaglianza economica tra sedi chiamate a svolgere il medesimo servizio pubblico.
Se il principio che ispira la pianta organica farmacie è garantire la parità di accessibilità al servizio farmaceutico da parte degli utenti forse vale la pena chiedersi se anche la remunerazione della sua componente pubblicistica non debba, almeno entro limiti ragionevoli e nello stesso ambito territoriale, riflettere quello stesso principio di equità.
Forse è da questa domanda, più che dall’ennesimo ricorso sui confini di una sede, che dovrebbe iniziare il dibattito.
In conclusione la distinzione tra le sedi andrà svincolata - ad avviso di chi scrive - dal rigido sistema pubblicistico della revisione biennale oggi Comunale e spostato (anche) sul versante della parità di opportunità per i player del mercato, ovvero i farmacisti a cui dovrebbe essere concesso di avere un ruolo più centrale nella ubicazione della sede.
Il dibattito potrebbe iniziare a distinguere il problema della distribuzione del servizio farmaceutico da quello della remunerazione della funzione pubblica affidata alle farmacie.
Se quest’ultima conserva ancora una matrice pubblicistica, è lecito domandarsi se gli attuali strumenti siano ancora sufficienti a garantire un equilibrio e sostenibilità complessiva del sistema oggi aperto ai “nuovi” capitali…
Idee, vedremo come si evolverà la giurisprudenza.
Avv Aldo Lucarelli
Diritto Farmaceutico
Studio Legale Angelini Lucarelli
Articolo a scopo di studio contente opinioni personali del suo autore. Non costituisce consulenza










