Medico e Farmacista, in società tramite una società? Dipende dallo Statuto.

Avrebbe potuto un Medico esercitare anche indirettamente attività di farmacista?

Chiesta in tal modo appariva una domanda infondata, ma forse se avessimo chiesto


Puo' una società gestire sia una attività clinica che una farmacia?

A questa seconda domanda molti non avrebbero saputo dare una risposta visto che poi nella pratica non sarebbe difficile per una società gestire contemporaneamente una clinica, una RsA ed appunto una farmacia.



Oggi possiamo dire che non è possibile in via generale una risposta univoca ed automatica. 


Questa la sintesi del Consiglio di Stato n. 5/2022 che dopo aver analizzato le differenti ratio ispiratrici delle incompatibilità descritte nelle norme di riferimento ed in particolare nella legge 362 del 1991 articolo 7 co. 2 ed 8, ha concluso in modo sorprendente affermando che


Consiglio di Stato adunanza plenaria n. 5 del 14 aprile 2022:
"Non è possibile offrire in questa sede soluzioni all’insegna dell’automatismo, apparendo imprescindibile la valutazione del singolo caso rimessa al prudente apprezzamento dell’amministrazione cui non a caso va comunicato, a norma dell’art. 8, comma 2, della l. 362/1991, lo statuto della società titolare della farmacia e “ogni successiva variazione, ivi incluse quelle relative alla compagine sociale”.



incompatibilità medico farmacista la risposta del Consiglio di Stato, a cura dell'avv. aldo lucarelli
Srl e Farmacia, La società che esercita attività medica è incompatibile come fosse una persona.

Tale conclusione deriva da una analisi concreta della fattispecie che vede la possibilità astratta per una società di esercitare la professione medica, e quella di detenere e gestire una farmacia. Quindi se è assoluto il divieto ove tale commistione sia in capo ad una società a partecipazione totalitaria, come nel caso delle SRL unipersonali, diverso sarebbe il caso in cui il controllo e l'esercizio sia posto in differente proporzione e secondo differenti regole, che per l'appunto, saranno contenute nello statuto di detta società.


Lo statuto quindi sarà il metro di controllo rimesso alla pubblica amministrazione per valutare caso per caso se effettivamente sussisterà l'ipotesi di incompatibilità prevista dall'art. 7 co. 2 e dall'art. 8 della Legge 362 del 1991, oltre alle altre varie norme risalenti nel tempo, come per l'appunto l'art. 102, l'art. 170 e 171 del testo unico, ed il divieto penale del comparaggio.


Tale conclusione muove dall'assunto che anche una persona giuridica, in particolare una clinica privata, possa considerarsi esercitare, nei confronti dei propri assistiti, la professione medica ai fini della previsione di cui all’art. 7, comma 2, secondo periodo, della l. 362/1991.


Va precisato ancora che per la Giustizia Amministrativa non si tratta di dare corso ad interpretazioni estensive o analogiche di cause o regole escludenti tassative, quanto, piuttosto, di privilegiare un’interpretazione funzionale e sistematica.


..con la ratio ispiratrice della veduta regola di incompatibilità che mira ad evitare commistioni di interessi “tra medici che prescrivono medicine e farmacisti interessati alla vendita, in un'ottica di tutela del diritto alla salute di rango costituzionale”.


La ratio, quella originaria, riconosciuta anche da Corte cost. n. 275/2003 – è quella di “evitare eventuali conflitti di interesse, che possano ripercuotersi negativamente sullo svolgimento del servizio farmaceutico e, quindi, sul diritto alla salute” e,- come si è visto, ha sempre caratterizzato la disciplina in materia, come una delle sue costanti o invarianti, attraversando le diverse “stagioni” della regolazione pubblica delle farmacie. Ciò è dimostrato anche dalle disposizioni penali che ancora puniscono il cd. reato di comparaggio, ossia l’accordo tra medici e farmacisti volti ad agevolare la diffusione di specialità medicinali o di altri prodotti ad uso farmaceutico (artt. 170 ss del r.d. 1265/1934), come anche dalle previsioni del codice deontologico medico.


Sul primo versante, il consentire ad una casa di cura, che offre prestazioni mediche composite e nel cui ambito si prescrivono medicinali, di partecipare ad una società che ha la titolarità di una farmacia e che come tale dispensa e rivende medicinali previa prescrizione medica, finirebbe per rendere possibile una integrazione verticale di beni ed attività con una potenziale confusione di ruoli tra domanda ed offerta, passibile di determinare privilegi ed abusi di posizione, oltre che conflitti di interesse. Il secondo versante invece avrebbe solo riflessi sulla spesa farmaceutica.


Una volta rinvenuto nella fattispecie in esame l’elemento dell’esercizio della professione medica, ne consegue che sussiste l’incompatibilità di cui all’art. 7, comma 2, secondo periodo, nel senso che la casa di cura non può avere partecipazioni in una società titolare dell’esercizio della farmacia.